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  • Che fine ha fatto il concorso pubblico?

    Pubblicato il novembre 30th, 2007 Max 6 commenti

    di Bernardo Giorgio Mattarella – www.lavoce.info

    La sfiducia nel pubblico concorso è diffusa. Invece, è una difesa contro gli abusi. Ed è la Costituzione a dire che agli impieghi con le pubbliche amministrazioni si accede per concorso. La stabilizzazione dei precari avviene in violazione di questo principio. Tanto più grave se le sanatorie sono due consecutive. Per risolvere il problema alla radice occorre interrompere la catena di comportamenti e rimedi sbagliati. Ma non basta intervenire su uno solo degli anelli. Serve, nelle varie fasi del rapporto di lavoro, la giusta quantità di precarietà e di sicurezza.
    Il codice esatto è qst:


    Prima si chiamavano avventizi, adesso precari, ma la sostanza è la stessa: personale che in qualche modo riesce a mettere un piede dentro una pubblica amministrazione e poi aspira alla stabilizzazione. Il fenomeno è stato acuito dalla tendenza ad aggirare i blocchi delle assunzioni, imposti dalle ultime Leggi finanziarie, ma la ragione fondamentale è l’elusione della regola del pubblico concorso: già nel 2001, quando non c’erano blocchi, i dipendenti a tempo determinato sfioravano le 90mila unità, per poi arrivare a circa 110mila.

    C’è precario e precario

    I precari, però, non sono tutti uguali. Ci sono quelli selezionati rigorosamente da amministrazioni serie, come l’Autorità antitrust, e quelli arruolati con criteri clientelari. Quelli reclutati per esigenze temporanee, e quelli assunti per colmare i vuoti di organico. Quelli che, quando si facevano i concorsi pubblici, avrebbero vinto i più difficili, ma pur di lavorare si adattano a un lavoro meno qualificato, e quelli che occupano posizioni dirigenziali senza averne i titoli. Di queste differenze bisognerebbe tener conto.
    Le Leggi finanziarie, invece, fanno poche distinzioni: agiscono in modo grossolano sia quando si tratta di bloccare le assunzioni, sia quando si tratta di stabilizzare chi è stato assunto in violazione del blocco. Ciò vale, innanzitutto, per le previsioni della Legge finanziaria per il 2007 relative alla stabilizzazione del personale a tempo determinato che sia stato reclutato “mediante procedure selettive di natura concorsuale o previste da norme di legge”: stabilizzazione da operarsi con ulteriori procedure selettive. L’applicazione di questa norma, da parte delle amministrazioni pubbliche, ha stiracchiato il concetto di procedura selettiva al di là del buon senso.

    C’è procedura selettiva e procedura selettiva

    Anche tra le procedure selettive, infatti, bisogna distinguere, come suggerito dalla legge stessa: alcune hanno natura concorsuale, altre no. Questa ardita distinzione tra concorso e procedura selettiva è la confessione di un legislatore intellettualmente onesto ma costituzionalmente disonesto, che consente l’assunzione di dipendenti pubblici con procedure che con il concorso pubblico non hanno nulla a che fare. Su questo è bene essere chiari: la Costituzione stabilisce che agli impieghi pubblici si accede per concorso; si ha concorso quando tutti coloro che hanno certi requisiti possono concorrere e il numero dei posti è significativamente inferiore al numero dei concorrenti; i cosiddetti concorsi interni e riservati non sono concorsi (possono servire ad altro, per esempio per le progressioni economiche, ma non devono servire ad assumere). La stabilizzazione dei precari, dunque, avviene in violazione del principio del concorso.
    La Leggefinanziaria per il 2008, come approvata dal Senato, amplia la platea dei beneficiari, spostando di un anno il termine entro il quale occorreva aver maturato i requisiti e ammettendo in via generale anche i collaboratori coordinati e continuativi, che di regola sono reclutati senza alcuna selezione. Sono esclusi, con una certa dose di demagogia, solo i famigerati “portaborse dei politici”, evidentemente di razza inferiore rispetto ai portaborse dei presidenti di enti pubblici e a quelli dei direttori generali, spesso nominati, a loro volta, dai politici, e non eletti dai cittadini.
    È difficile prevedere quanti precari beneficeranno della nuova norma e in quali tempi (la norma della Finanziaria 2007 è in parte inattuata). Dell’allungamento di un anno potrebbero beneficiare in circa 15mila, dell’estensione molti dei 90mila co.co.co. Ancora più difficile ipotizzare i costi reali: lo stanziamento è di 20 milioni di euro per ciascuno dei prossimi tre anni, ma potrebbe essere aumentato. Molto dipenderà dai piani di stabilizzazione predisposti dalle amministrazioni. L’effetto della norma è comunque grave, perché due sanatorie consecutive implicano il passaggio dall’eccezione alla regola: il reclutamento senza concorso, con successiva stabilizzazione, tende a diventare un modo ordinario di assunzione. Poiché non c’è due senza tre, continuerà la corsa a mettere un piede nelle amministrazioni, sperando in successive sanatorie. Sanatorie che non mancano mai, perché – a torto o a ragione – nessun governo vuole licenziare dipendenti pubblici. Continuerà, quindi, la sistematica violazione della Costituzione.

    C’è dipendente e dipendente

    Tutto ciò comporta una grave discriminazione tra i precari e i vincitori di concorso che non hanno ancora preso servizio. I primi lavorano, anche se in molti casi non hanno fatto niente per meritarlo; i secondi non lavorano, anche se hanno vinto un concorso. Un legislatore che privilegia i primi ai secondi è inqualificabile.
    Ma c’è anche un’altra ingiustizia, spesso trascurata: è la disparità di trattamento tra i precari del settore pubblico e quelli del settore privato. Perché i primi devono essere stabilizzati e i secondi no? Semmai, dovrebbe essere il contrario: perché nel settore privato i precari sono spesso vittime dell’elusione di norme poste a loro tutela; nel settore pubblico sono spesso beneficiari dell’elusione di norme poste a tutela dei cittadini (sia in quanto utenti dei servizi amministrativi, sia in quanto potenziali concorrenti per gli impieghi pubblici).
    Nonostante la privatizzazione, infatti, i dipendenti pubblici rimangono, per alcuni importanti aspetti, diversi da quelli privati. Una delle differenze è che nelle pubbliche amministrazioni non c’è un padrone che spende i propri soldi: si possono attenuare le conseguenze di questo fatto (per esempio, con la trasparenza), ma non lo si può eliminare. È per questo che la Costituzione pone il principio del concorso per l’accesso agli impieghi, sottraendo ai vertici delle amministrazioni il controllo delle assunzioni. Ed è per questo che la legge esclude, per il settore pubblico, la conversione del rapporto a tempo determinato in rapporto a tempo indeterminato: sarebbe un modo troppo facile per eludere il concorso. Sanatorie come questa aggirano questo divieto e consentono questa elusione.

    C’è precarietà e precarietà

     

    6 responses to “Che fine ha fatto il concorso pubblico?” Icona RSS

    • Cosa fare?
      come possiamo trovare una soluzione a qst distruzione sistematica delle regole costituzionali, ma soprattutto delle regole di convivenza civile. Quanto dovremo aspettare noi giovani laureati, che i vecchi dipendenti pubblici con un concorso interno, ci privino della responsabilità e del privilegio di concorrere per una carica da “servitore dello Stato”.
      Quanti ancora oggi credono nello Stato?
      E che cosa significa “servire”?
      A tutti interessano esclusivamente i soldi… non per vivere ma per imborghesirsi e nutrire i propri vizi.
      Persino i nostri Senatori alle iene fanno la figura degli ignoranti assoluti (hanno intervistato anche un senatore di AN)
      La cultura è morta! Lo Stato è morto!
      Chi parla veramente di mutamento sociale?
      L’unico mutamento che vivo sulla mia pelle è quello di sentire una grande rabbia, ogni volta che vedo un raccomandato, uno che è stato selezionato per i voti che ha portato, e non per la professionalità o per meriti di studio.
      Io credo ancora nella politica, ma attenzione, chi è bravo a portare i voti faccia il politico, ma chi è preparato faccia il suo mestiere.
      Come digerire, un senatore o un qualsiasi impiegato pubblico dirigenziale, che non sa nemmeno dove sia il Darfur?
      An che cosa sta facendo per tutto ciò?

    • L’Italia non è una repubblica fondata sulla meritocrazia.Troppo spesso Dirigenti e Funzionari sono espressione di colore politico e non di preparazione. Servire lo Stato significa identificarsi attraverso il proprio operato con un’identità astratta che dovrebbe essere al servizio del cittadino. Poiché è un’entità impersonale non può agire direttamente ma lo deve fare attraverso organi, formati da persone fisiche che agiscono in nome e per conto dello stato.
      Servire lo Stato significa “fare gli interessi dello Stato”. In tutte le sue manifestazioni. L’apparato statale è un entità unitaria, e i funzionari devono agire a suo nome.

    • Comunque ci troviamo di fronte ad una situazione paradossale. Da una parte migliaia di cittadini laureati e diplomati che se stabilizzeranno i precari, possono seriamente prendere in considerazione di emigrare in altri paesi perchè non lavoreranno mai. Dall’altra parte ci sono migliaia di cittadini, derivanti da Cooperative- art. 23 etc, che operano all’interno della pubblica amministrazione senza stabilizzazione,eche sino ad ora sono stati un serbatoio di consenso per tutti i politici (tutti inclusi e nessuno escluso). Una situazione paradossale. Tipicamente italiana e tipicamente siciliana. E adesso?

    • La Pubblica Amministrazione è una materia trasversale sottoposta alle cure del legislatore statale e, solo in certi casi, del legislatore regionale. Per sapere cosa stanno facendo gli addetti ai lavori bisognerebbe chiederlo ai parlamentari nazionali e regionali (non solo di AN). Ho appreso dai giornali che l’ARS ha recentemente approvato una norma con la quale stabilizza il rapporto di lavoro a circa 500 Catalogatori in servizio presso le Soprintendenze siciliane.

    • Questa è la dimostrazione che la “cosa pubblica” non è tale ma è un circolo per pochi intimi che possono violare i principi che hanno sancito la democrazia da noi voluta.

    • Noi del CONCORSO 814 VVF stiamo intraprendendo una battaglia legale contro questo sistema di aggiramento dei Concorsi, ovvero contro l’entrata dei volontari a discapito di chi è risultato idoneo ad un concorso pubblico. Tra un mese ci sarà l’udienza ed il TAR deciderà chi avrà ragione, forse una svolta epocale per tutti i Concorsi pubblici italiani.


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