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  • The show must go on

    Pubblicato il novembre 14th, 2007 Max Nessun commento

    di Esprimity

    Catania, venerdì 2 febbraio 2007. Si gioca in serata il derby di Sicilia, la partita tra le due società di calcio più importanti dell’isola. Si gioca Catania-Palermo.

    Al termine della partita fuori dello stadio decine di persone attaccano le forze di polizia. Quelli che dovrebbero essere tifosi ma che sono solo delinquenti, scatenano una vera e propria guerriglia urbana. Moltissimi feriti tra le forze dell’ordine, ma cosa molto grave muore Filippo Raciti, un ispettore della Polizia di Catania, muore a soli 38 anni.

    L’Italia è sconvolta. Le immagini della guerriglia fanno il giro del mondo.

    Il calcio si ferma. Stop per un turno a tutti i campionati professionistici.

    Per questo omicidio viene arrestato un giovane “tifoso” del Catania, all’epoca dei fatti diciassettenne, Antonino Speziale. Il processo dirà se è lui il colpevole della morte di Filippo Raciti, se è stato lui ad uccidere.

    Area di servizio Badia al Pino (Arezzo), domenica 11 novembre 2007. Muore un giovane tifoso della Lazio, muore un giovane di 26 anni ucciso da un proiettile partito dalla pistola di un poliziotto. Pare che dopo scontri avvenuti all’interno dell’area di servizio tra tifosi laziali e juventini, scontri sull’entità dei quali ancora non è stata fatta chiarezza, Gabriele Sandri e i suoi quattro amici si stavano allontanando a bordo della loro vettura. Un poliziotto di una pattuglia della polizia stradale che si trovava per controlli nell’area di servizio opposta, spara contro l’auto e uccide il ragazzo. Un testimone sostiene che il poliziotto ha sparato a braccia tese, non in aria ne tantomeno correndo.

    Gabriele Sandri, a soli 26 anni, muore ucciso, per un tragico incidente, da un poliziotto. Muore in un area di servizio lontana centinaia di chilometri da uno stadio. Le indagini in corso accerteranno eventuali responsabilità. Il poliziotto è indagato per omicidio colposo.

    L’Italia è sconvolta ma stavolta il calcio non si ferma … “the show must go on”.

    Per i tifosi di tutta Italia, nel dramma si consuma quella che per loro è una ingiustizia. Muore un poliziotto e il calcio si ferma, muore un tifoso e il calcio va avanti.

    I “tifosi”, quelli veri, protestano civilmente. Alcuni rimangono fuori dagli stadi, altri non espongono gli striscioni e non incitano con i soliti cori le loro squadre. I “delinquenti” invece scatenano una guerra contro le forze di polizia. A Bergamo, a Roma, a Taranto si rivedono scene di guerriglia urbana. Un’altra domenica di cui l’Italia dovrà vergognarsi.-


    Il tifo è solo un pretesto, il calcio è solo una scusa. Siamo in presenza di delinquenti per cui ogni occasione è buona per sfogare la loro ira, la loro stupida rabbia. Delinquenti che da tali devono essere trattati. Delinquenti che non sanno nulla di sport, che non hanno idea di quelli che sono i valori sportivi.

    Ma una domanda dobbiamo farcela. Perché il poliziotto non è in prigione. Perché continua a fare il suo lavoro. Ha ucciso un ragazzo di 26 anni e se la legge è veramente uguale per tutti, anche lui dovrebbe pagare. Dovrebbe andare in galera, subire un processo. Subire lo stesso trattamento del giovane Antonino Speziale.

    Ci chiediamo in Italia chi ci va in galera. Di certo non ci è andata Annamaria Franzoni, condannata in primo grado e in appello per l’orrendo omicidio del figlio, il piccolo Samuele, di appena tre anni. La Franzoni non solo non va in prigione, ma diventa un personaggio televisivo, nello studio di “Porta a Porta” ormai è di casa e Bruno Vespa, pur di fare audience, non perde occasione per averla con lui.

    Non ci vanno i politici condannati per corruzione o altri reati, non ci vanno i pirati della strada.

    Non ci vanno nemmeno quei delinquenti che si spacciano per ultras, e se ci vanno sono fuori dopo pochi giorni e magari la domenica successiva alla scarcerazione si ritrovano comodamente seduti in curva allo stadio.

    E che in Italia in galera ci vanno in pochi e chi ci va rimane dentro per poco tempo lo sanno pure le bande di balordi stranieri, che non a caso scelgono la nostra penisola come luogo ideale per le loro scorribande. Non vanno di certo a delinquere in quei paesi europei dove se entrano in prigione ci restano per anni.

    Vengono da noi, rubano, uccidono e buttano fango sui tantissimi stranieri (per fortuna in larghissima maggioranza) che in Italia lavorano e vivono onestamente, che cercano di integrarsi in una realtà tanto diversa dalla loro, che rispettano le nostre leggi.

    E’ arrivato il momento di rimboccarci le maniche, di mettere una pezza alle tante falle lasciate dai nostri legislatori, dai ministri della giustizia (e non solo loro) che si sono succeduti nei vari governi, di destra e di sinistra.

    E’ arrivato il momento di promuovere leggi idonee e soprattutto di farle rispettare … da tutti.

    Non possiamo più permetterci di dimenticare, non possiamo più dire “the show must go on”.

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