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  • “L’evoluzione degli “interessi nazionali” a 150 anni di distanza dall’Unità d’Italia”

    Pubblicato il Gennaio 14th, 2010 Max Nessun commento

    di Libero
    Riprendono a Sala Cerere di Palazzo Chiaramonte, le attività dell’Accademia Nazionale della Politica, legate al II Corso di Studi Politici che, legata all’auspicato rispolvero di una nuova coscienza, si spera possa far ripartire l’entusiasmo e il dinamismo di un tempo, riaffidando al paese uno strumento importante e fondamentale per la sua crescita. La convocazione, come dal programma del Corso di Studi è per Venerdì 15 Gennaio alle ore 17, dove illustri relatori tratteranno il tema: “L’evoluzione degli “interessi nazionali” a 150 anni di distanza dall’Unità d’Italia”, – dove è possibile iscriversi al Corso anche prima della seconda lezione  (info: enna@andp.it o telefonando al 349-6885210) – dopo la parentesi della fedele tradizione che ha visto l’Accademia impegnata, per il suo dodicesimo anno al Ritiro Etico-Politico di Gibilmanna (18-19 e 20 dicembre u.s.).
    Il Ritiro di Gibilmanna riapre gli occhi, si torna a respirare, a dare valore alla comprensione di ciò che vive, ci incanta e ci emoziona nella natura e nel paesaggio dell’anima. Tre giornate di attività di ordine spirituale, politico e artistico, alla presenza di eminenti personalità della cultura (Marcello Veneziani), si sono svolte nel Santuario di Gibilmanna, posto di grande valore religioso che, per la suggestione e la sacralità dei luoghi, spinge alle riflessioni più profonde. L’appuntamento, la cui prima edizione risale al 1997 e che tradizionalmente più ci coinvolge in prossimità delle festività natalizie. Il tutto in una cornice in cui la bellezza del vento, l’asprezza del freddo, il fascino dell’isolamento, la poesia del silenzio e la dolcezza dell’ascolto assumono significati nobili ed elevati che prevalgono sullo stordimento e il frastuono di una società sempre più superficiale.


    Abbiamo visto in quale misura il Ritiro accademico sia stato legato all’azione; come mezzo di espressione e come strumento di confronto etico e politico. Ecco un resoconto della tre giorni: il bisogno di cercare un risposta alla gravissima crisi politica e morale che la nostra Patria stà attraversando. Partendo dalle cose più urgenti, in un Paese in piena decomposizione politica.
    Non possiamo immaginare un mondo dove l’impegno nella gestione della cosa pubblica non sia il valore supremo. Ed è forse qui che si situa il centro e il fine ultimo di tutti i nostri pensieri.
    Insomma, alla luce di quanto succintamente detto, quello del Ritiro di Gibilmanna è uno stile ed una lingua che benissimo spiega e agisce al compito “etico-politico” che l’Accademia Nazionale della Politica ha assegnato alla sua dialettica, alla sua filosofia e alla sua scrittura tutta.
    «… e su questo terreno, traballante a ogni passo, dobbiamo fare il meglio che possiamo per vivere degnamente, da uomini, pensando, operando, coltivando gli affetti gentili; e tenerci sempre pronti alle rinunzie senza per esse disanimarci.»

    La forte volontà comune di mettere insieme le energie migliori al fine di far ripartire un ambizioso progetto di rinascita organizzativa, sociale e culturale, sembrano essere gli ingredienti indispensabili e più positivi che l’Accademia ed il Presidente ennese Riccardo Fiscella mettono in campo, per il tentativo di ripristino di una vitalità che, spegnendosi nel tempo, ha caratterizzato in negativo sia l’aspetto organizzativo e propositivo del paese sia la sua stessa vita relazionale interna.

    Tanto ci racconta, oggi, la nostra storia. E proprio la rivisitazione di queste belle pagine di splendore appartenuto al nostro paese ha alimentato, e non da oggi l’Accademia, il tentativo di “fare” e di “costruire”. E’ presto per dire se questo encomiabile tentativo riuscirà a concretizzarsi e a
    diventare reale ed operativo. Va comunque sottolineato e plaudito lo spirito che anima l’Accademia e i loro rappresentanti.
    Noi, sinceramente, ci auguriamo che si possa al più presto riscoprire ed assaporare il vantaggio e la gioia di stare e lavorare insieme, e che la politica, o meglio la partitica, non possa, come spesso accade, azionare i suoi lunghi e opprimenti tentacoli, ostacolando il realizzarsi di un processo di crescita senza il quale non si uscirà dal guado.

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