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  • “Enna tra mito e realtà”

    Pubblicato il aprile 26th, 2009 Max 1 commento

    di Massimo Greco
    “Enna tra mito e realtà” è il titolo che Giuseppe Maddalena ha voluto dare al suo scritto. Libello inedito e distribuito gratuitamente nelle edicole ennesi. Un collage di riflessioni che si legge tutto d’un fiato, magari, adagiati in un comodo divano nel contesto di un giorno libero. Libero come quel Nonno Libero che tanto somiglia al nostro autore e che spesso naviga i blog e i forum della rete. Forse non sapremo mai se Giuseppe Maddalena e Nonno Libero sono la stessa persona, ma poco importa, preferiamo evidenziare, in questa sede, i tratti somatici del personaggio che caratterizzano il suo essere privato e pubblico nello stesso tempo. Non siamo infatti in presenza di un’autobiografia e nemmeno di fronte ad un resoconto stenografico di una seduta del Consiglio comunale di Enna. Ci troviamo innanzi a noi una persona che, attraverso la simpatica e disordinata metafora delle <<scatole>>, mostra i propri limiti ma anche quelli di una comunità che non ha saputo conservare la propria identità. Del resto, la distinzione tra pubblico e privato non designa una particolare e unica suddivisione di ordine naturale nel mondo che possa fornirci un sistema immediato per orientarci nell’agire e nel giudicare l’agire. Come afferma Geuss, pubblico e privato altro non sarebbero se non “una caotica accozzaglia di più elementi”. E’ triste l’esposizione dell’autore allorquando mette in risalto, con dovizie di particolari, le peculiarità di una cittadina che non è riuscita più a ritrovare se stessa. L’autore sembra infatti disorientato e si dispera perché non riesce a comprendere come si sia arrivati a questo punto senza nemmeno riuscire ad indignarsi. E’ forte il senso civico di Maddalena, attento più che mai a non perdere di vista l’orizzonte tracciato dai suoi cari ed a risaltare il ruolo della memoria quale luogo d’incontro tra cultura e tradizioni. La promozione di comportamenti collettivi e di pratiche virtuose dovrebbero rappresentare per l’autore il vangelo di ogni amministratore della cosa pubblica, ma la realtà brucia ogni aspettativa.


    Enna non è più quella di una volta e questo è normale anche per Maddalena, ma a differenza di altre città, Enna non ha saputo capitalizzare le risorse materiali ed immateriali di cui risultava (e risulta ancora) dotata. Chiara è la denuncia verso una manifesta incapacità delle classi politiche e dirigenti che negli ultimi 30 anni si sono succedute alla guida delle Istituzioni locali. Non mancano gli esempi, opportunamente estratti dalle scatole: il Castello di Lombardia che ha perso il suo “Teatro più vicino alle stelle” a seguito di una strana forma di tutela e conservazione dell’antico maniero; la conga pergusina che dopo aver dimenticato “Il Ratto di Proserpina” rischia di perdere anche il mito automobilistico per la cronica rissa tra ambientalisti e sportivi; il Teatro Garibaldi la cui riapertura sembra un’utopia. Per Maddalena gli amministratori pubblici si sono impegnati in pratiche amministrative tutt’altro che virtuose e la loro indegnità è sotto gli occhi di tutti. Grattacieli, scale mobili e ATO sono gli argomenti più dibattuti, ma nessuno promuove più cultura, senso civico, e solidarietà. E’ questa la triste analisi che ci offre l’autore, scoraggiato ed a tratti irritato, ma sempre più impegnato a svolgere una funzione pedagogica in una realtà che nel dimenticare troppo facilmente il proprio passato rischia di non poter immaginare più il proprio futuro. Le argomentazioni di Maddalena devono indurci a riflettere sulla necessità di costruire, ed in fretta, quella credibilità condivisa che deve caratterizzare una comunità. In tempi di globalizzazione, di crisi economica, di spettacolarizzazione della società e di crisi dei valori, il solo antidoto capace di consentire una funzionale interpretazione dei processi del cambiamento è rappresentato dall’identità. E Maddalena, con questo scritto, non fa altro che ricordarci questo.

     

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